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Tempo di bilanci – lo stage

novembre 2, 2008

E’ un mese che sono tornata in Italia, ma non ho ancora avuto il tempo/la voglia di fare un bilancio di quest’esperienza. In realtà qualcosina l’ho già scritto, ma si sa che nelle relazioni per l’ufficio stage non si può dire tutto. Anche questo potrebbe essere lungo quindi lo dividerò in più parti.

Iniziamo dalle cose “importanti” (o che potrebbero interessare a più persone): lo stage.
3 mesi alla sede viennese dell’ENIT, l’ente nazionale del turismo, di cui quest’anno si è parlato un po’ di più a causa della crisi nera del settore e dell’arrivo del nuovo presidente Matteo Marzotto e della rossa Michela Brambilla. Era la mia prima volta in un’organizzazione statale e più volte, quando spiegavo ai clienti che il nostro era un servizio gratuito, mi sono sentita come investita della responsabilità di dare una buona immagine del mio paese. E a questo si pensa sicuramente anche quando si organizzano i workshop (gli incontri tra tour operator locali e seller italiani) in hotel a 5 stelle come il Radisson e il Bristol, posti dove credo non entrerò più per il resto della mia vita. Il problema è quello che ci sta dietro: e cioè io e un’altra ragazza (lei assunta, però) a fare 3-4 ore extra di lavoro totalmente gratis, perché “non ci sono soldi”. Io che lavoro 3 mesi per 40 ore alla settimana, totalmente gratis (e per fortuna che avevo i 1800 € della borsa di studio!). Oppure, ancora peggio: ricordate la serata del volo su Vienna? Dopo un mese regione e provincia organizzatrici non avevano ancora pagato il servizio catering offerto (1500-2000 €), e la ditta telefonava di continuo al direttore dell’ENIT che si trovava in mezzo senza poter farci niente. Sarà che ho letto di recente La Casta, ma queste cose mi fanno davvero pena: il Paese davvero civilizzato è quello che non ha bisogno di dimostrarlo con sperpero di denaro pubblico, e comunque se si prende un impegno va rispettato.
In questo senso, sarà per il budget ridottissimo (25 mln di € per tutte le sedi ENIT, doveva essere raddoppiato ma ho i miei dubbi visto il periodo attuale), a Vienna ho visto comunque fare molta attenzione ai soldi (evidentemente ci sono standard sotto i quali non si può andare), e anche gente che lavora con passione (7 persone per un ufficio che si occupa anche dei Paesi dell’Est Europa) nonostante una paga molto inferiore rispetto agli stipendi che girano a Vienna.
Quanto a me: a livello linguistico mi è servito molto, soprattutto per conoscere i termini più usati nel turismo e nella musica (benedetto Besetzung!). Ho lavorato anche nei settori commercializzazione, manifestazioni e alla fine ho fatto pure qualcosina nel settore stampa (archiviare gli articoli dei media austriaci, molto istruttivo). Eppure la cosa che mi è piaciuta di più è stata proprio quell’ufficio informazioni da cui a un certo punto volevo scappare perché mi annoiavo. Un po’ lo sapevo già, ma ho scoperto a sorpresa di amare il contatto col pubblico, perché è comunque un modo più diretto di dare una mano. E avere gente che ritorna in ufficio e chiede di te perché sa che sei l’esperta di opera o che vieni da Vicenza è molto gratificante. Insomma, l’ennesima conferma che restare chiusa tra quattro mura silenziose mi ucciderebbe; molto meglio restare in prima linea :P.

Sapevo già che da questa esperienza non avrei avuto molto a livello di giornalismo; ma comunque conoscere i punti di forza dell’offerta italiana, e vedere su campo cosa offre e cosa chiede il mercato, è qualcosa che serve sempre. Appena tornata, per esempio, mi era venuta una voglia pazzesca di andare a Sirmione o al castello di Miramare. E perché non a Tropea o a Sorrento? Per non parlare delle Crete senesi, di cui non avevo mai sentito parlare. Non ci rendiamo minimamente conto dei tesori che abbiamo, tanto che dopo un sondaggio in cui si era visto che gli italiani sono molto più “esterofili” di Francia e Spagna, qualcuno all’ENIT aveva parlato di “promuovere l’Italia agli italiani”. Ma il sondaggio non diceva perché la gente scappi negli altri Paesi a fare le vacanze. Vogliamo vedere che indovino se dico che è colpa dei prezzi?

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