Archive for the ‘musei’ Category

Itinerari di un certo livello: Dorotheum, Liechtenstein Museum, Volksgarten

ottobre 10, 2011

E così arrivo all’ultimo dei miei “lost posts” sul giro a Vienna di fine agosto 2010. Non si può dire che si tratti di due attrazioni dello stesso tipo, ma sono sicura che interesserebbero un certo tipo di turista, meno da Prater e più raffinato. Purtroppo fare fotografie era proibito nel secondo e sconsigliato nel primo, quindi accontentatevi dei miei ricordi.

Dorotheum
DorotheumSi tratta, in poche parole, di una delle più antiche e prestigiose case d’asta al mondo, fondata nel lontano 1707 e con rappresentanze anche a Milano e Roma. DorotheumQuando ci sono stata io era in programma un’asta di mobili antichi, che era possibile visionare nelle sale del primo piano. Ma in realtà, la cosa che mi aveva affascinata quando avevo letto di questo posto è il fatto di poter visitarlo anche senza acquistare nulla, soltanto per ammirare i pezzi esposti. Ogni sala ha una specializzazione diversa, e in quella di filatelia-numismatica dove mi ero infilata io ho trovato anche una vecchia fotografia di Pavarotti con tanto di autografo. Chissà che storia hanno tutti quegli oggetti ora messi in vetrina con la loro linguetta del prezzo.
Di tutt’altro genere invece le sale dedicate alla gioielleria. Dorotheum (ci ho messo un po’ a capirlo) è infatti anche una marca di gioielli e orologi di pregio; alcune creazioni le ho trovate un po’ pacchiane, altre raffinate e con un prezzo abbordabile, come le collane di pietre dure infilate in modo da creare gradienti di colore. In generale, usano molto le pietre colorate e l’effetto non è niente male. Oltre a poter ammirare la collezione nelle vetrine, è possibile anche portarsi a casa il corposo catalogo gratuito (qui è sfogliabile quello nuovo).
Dimenticavo: si trova in Dorotheegasse n°17, in pieno centro, a poca distanza dall’Hofburg e ancora di meno dall’Augustinerkirche.

Liechtenstein MuseumLiechtenstein MuseumNon so se sia stata colpa del tempo (pioggia ininterrotta tutto il giorno, e io con le scarpe da ginnastica fradicie), del fatto che mi aspettassi qualcos’altro, del prezzo del biglietto (10 €, no sconti studenti) o del divieto di scattare fotografie tranne che nell’atrio principale… Ad ogni modo, il Liechtenstein Museum era uno dei pochi grandi musei di Vienna che mi mancavano ma mi ha delusa (eh Sara, dovevo ascoltarti!), se non altro perché non sono una grande amante dello stile barocco. Come si intuisce dal nome, si tratta della collezione privata del principe Hans-Adam II del Liechtenstein (la famiglia fino al 1938 risiedeva a Vienna), ed è qualcosa di immenso: 200 dipinti, 50 sculture, per un periodo che va dal 16° al 18° secolo. Qualche nome: Rubens, Raffaello, van Dyck, Rembrandt, von Amerling.
Liechtenstein MuseumMolto bello anche il palazzo in sé, restaurato nel 2004, anno della riapertura al pubblico. Delle cose che ho apprezzato c’è stata la biblioteca, che contiene 100.000 rari volumi d’epoca, e gli spettacolari mobili intarsiati. Ma è meglio prendersi almeno una mezza giornata per vederselo con calma, anche perché i giardini (che non ho visitato perché pioveva a dirotto) pare siano meravigliosi oltre che immensi.
Il Liechtenstein Museum è in Fürstengasse n°1, non molto lontano dal centro ma neanche vicinissimo, a meno che non vogliate farvi una passeggiata robusta meglio prendere la Strassenbahn (D).

VolksgartenVolksgarten - GrillparzerTornando mestamente a piedi sotto l’ombrello verso il Ring ho deviato un momento per i Volksgarten, che non avevo mai visitato anche se si trovano praticamente tra il Rathaus e l’Hofburg. E’ come sempre molto curato e ci tengono particolarmente alle rose, ma l’attrazione principale è uno strambo tempietto greco (solite pazzie costruttive che ai viennesi piacciono tanto), insieme a un monumento dedicato a Franz Grillparzer, l’eroe letterario nazionale (del quale ho trovato la tomba all’Hietzinger Friedhof, quello di Klimt).

Arrivata in Italia, contenta di aver rivisto un po’ di gente quasi più che del concerto in sé, mi sono ripromessa che per un po’ avrei lasciato stare Vienna. Ci sono talmente tante cose da vedere, soprattutto nell’est Europa, che l’ennesimo viaggio inizierebbe a darmi più un senso di dejà vu che di gioia e nostalgia… Ma spero prima o poi di tornarci, e che questo blog, salvo cataclismi di WP, resti ad aspettarmi, in attesa di accogliere i racconti di nuove avventure.

Continuerò, come ho sempre fatto, a dare un occhio ai commenti (e alle statistiche), quindi se capitate da queste parti scrivetemi pure, sarò felice di rispondere e in caso darvi una mano, come ho già fatto in passato 🙂 Ciao!

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Staatsopermuseum

settembre 27, 2011

Premessa: è più di un anno che non scrivo nulla. Avevo almeno tre post da fare su luoghi visitati ad agosto 2010 in occasione dell’ultimo giro a Vienna, ma per motivi di tempo non se n’è fatto nulla. Nel frattempo mi sono laureata e diplomata, ho proseguito il solito tran-tran di concerti e fughe last minute all’estero, ho cinguettato come una pazza e approfitto dell’attesa di ottenere o meno il full time a lavoro facendo tutto quello che tesi e conservatorio mi hanno impedito di fare in questi mesi… Spero voi stiate bene 🙂

Staatsoper Museum WienStaatsoper Museum WienLe visite ai musei dei teatri sono sempre qualcosa di interessante da aggiungere al pre-o post-concerto, fatto sta che la maggior parte delle volte per un motivo o per l’altro si lascia perdere.

L’anno scorso sono finalmente riuscita ad andare al Museo della Staatsoper, anche se la Lonely Planet avvertiva che l’esposizione “non riesce a coinvolgere il visitatore”, a meno che non si sia appassionati d’opera. A dire il vero, pure io dopo due ore lì dentro non avevo ancora finito di leggere i pannelli e ho deciso di lasciar perdere, andandomene con un gran mal di testa. E non perché non fosse interessante, ma perché gli spazi espositivi sono piuttosto ridotti, composti da una stanza principale con una pedana circolare, alcune stanzette secondarie e pannelli con la cronologia dei fatti salienti del teatro.

Staatsoper Museum WienStaatsoper Museum WienStupidamente mi sono messa di buona volontà a leggere tutto (non sono neanche sicura che ci fosse la traduzione in inglese) e ho mollato proprio quando si arrivava alle stagioni più interessanti, quelle con Callas, Caballé e compagnia, limitandomi a leggere la parte finale dei “giorni nostri”. Un visitatore meno maniacale avrebbe apprezzato sicuramente di più, tra partiture manoscritte, Stehplatzkarten d’annata, bellissimi costumi di scena (tra cui quelli di Picasso e due abiti spettacolari per Turandot), ma anche documenti tremendi come il registro delle rappresentazioni, che in data 12 marzo 1945 annotava con incredibile sobrietà un laconico “Tramite attacco aereo la Staatsoper è andata distrutta”. Staatsoper Museum WienStaatsoper Museum WienE le foto testimoniano che era davvero a pezzi, come tutto il resto attorno a sé. La riapertura avverrà solo 10 anni dopo, il 5 novembre 1955, con il Fidelio di Beethoven diretto da Karl Böhm. Durante la ricostruzione verranno utilizzati la Volksoper e il Theater an der Wien, che ancora oggi propongono un cartellone anche di opera, ognuno a modo suo.

Avevo il Kombiticket per la visita guidata al teatro ma come tutti i biglietti combinati che si rispettano ho finito per non farcela. Ce l’ho ancora da qualche parte, distrutto dalla pioggia, che attende di essere utilizzato la prossima volta che tornerò a Vienna…

Altre foto dal museo

Essl Museum im Schömer Haus & Stift Klosterneuburg

settembre 20, 2008

Ma prima, aggiornamento per il “Treff”: tenendo conto di quel che avete detto si potrebbe fare venerdì 26 sera o domenica 28 sera, se Sariti non sarà distrutta dal viaggio. Lunedì dipende da Grissino, ma se non riesco a vedere questa settimana Roméo e Juliette potrei avere anch’io delle difficoltà per il 29.

Essl Museum - Shuttle BusDopo essere tornata a casa dall’Essl Museum ho visto sul sito la presentazione della mostra in corso a Schömer Haus e mi sono imposta uno sforzo, anche per vedere l’Altstadt di Klosterneuburg. Stavolta però ho approfittato dello shuttle bus gratuito del museo che parte ogni due ore da Albertinaplatz e in 25 minuti porta davanti all’Essl Museum. Anzi, facendo un paio di conti si può davvero vedere entrambi i musei gratis o quasi: il mercoledì prendendo il bus e stando alla Schömer Haus (gratuita) fino alle 18, quando l’entrata all’Essl diventa libera :P; oppure se si è studenti, venerdì l’entrata all’Essl costa 1 €, quindi. E si può approfittare del passaggio anche per andare a Stift Klosterneuburg (sono diabolica, lo so).
Essl Museum - Schömer HausEssl Museum - Schömer HausTornando a Schömer Haus: l’edificio è molto luminoso e si sviluppa su 3 piani, con gli artisti ordinati per provenienza o decennio. La “mostra” è in realtà una selezione di Agnes Essl delle opere in loro possesso, e a differenza del museo principale propone anche opere più datate (dagli anni ’50 in poi), soprattutto degli anni ’80 Essl Museum - Schömer HausEssl Museum - Schömer Hausper quanto riguarda gli artisti austriaci. E in mezzo agli “stranieri” c’è anche Mimmo Paladino. Mi sono piaciuti i quadri che grazie al colore steso “a croste” diventano tridimensionali, quasi sculture (e sì, tra questi c’è pure l’odiato Nitsch). Una mezz’ora per visitarlo tutto, anche se un po’ di spiegazione in più delle opere non sarebbe guastata.
In serata c’era un concerto di un piccolo ensemble, con colonne sonore più o meno famose suonate in contemporanea con la proiezione di spezzoni dei film; a malincuore ho lasciato perdere.

Essl Museum - Schömer HausESSL MUSEUM – Schömer Haus
Aufeldstraße 17-23, 3400 Klosterneuburg
www.esslmuseum.at
Email: anmeldung@essl.museum
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00, Sab, Dom 10.00-13.00 e 14.00-18.00
Prezzo: gratuito

Stift KlosterneuburgStift KlosterneuburgVale davvero una visita il vicino borgo di Klosterneuburg, a 15 minuti circa dal museo. Da lontano le guglie fanno immaginare una chiesa gotica simile a quelle francesi; Stift KlosterneuburgStift Klosterneuburginvece ci si trova davanti a un’abbazia del 1144 (Lonely Planet docet) con facciata barocca del 1700-‘800, rasa al suolo dai bombardamenti e ricostruita mattone su mattone in tempi recenti. Intrufolandomi in un gruppo ho fatto un po’ di foto dell’interno, ma per poterla vedere bene serve una visita guidata. Stift KlosterneuburgPer paura di perdere il bus di ritorno ho potuto fare solo un giro veloce, ma credo di essermene innamorata. Silenziosa e rinfrescata da alberi di tiglio, la cittadina sembra il set di un film ambientato nel medioevo. Peccato che la ricostruzione si noti; prima della guerra doveva essere un piccolo capolavoro.


Nicoles AbschiedspartyConcludo con un resoconto interno all’ENIT: Nicole, la titolare dell’ufficio informazioni, ha lasciato il lavoro ed è partita per altri lidi più facilmente raggiungibili (e redditizi). L’ufficio non è più lo stesso senza i suoi acquerelli di Venezia e Positano. L’abbiamo salutata con una mega-torta della mamma di Monica e una foto che metto qui in modo che possa scaricarla.
Ciao Nicole, alles gute! 😉 Ich hatte sogar “O mio babbino caro” für dich gelernt! Schade, dass ich keine Chance hatte, es dir zu singen! Aber man, es ist echt soo traurig! 😦 Hör dir, was lustigeres an! Tschuss! (PS: für die anderen Fotos schick mir eine E-Mail!)

Museen am Mittwoch: Essl Museum

settembre 18, 2008

Prima di tutto, GRAZIE per le 3000 pageviews. Che siate fidati lettori o che incappiate qui per sbaglio cercando informazioni su “viennesi str***i” su Google, mi fa piacere di essere arrivata qui dopo neanche tre mesi 😉

Sento sempre di più il tempo che scorre, orologi e calendari diventano un’ossessione e sto facendomi un piano militare per questi ultimi giorni a Vienna. Quindi, cari italiani a Vienna, fatemi sapere il prima possibile quando possiamo incontrarci 😉

Essl MuseumAll’Essl Museum sono andata più per curiosità, visto che ne avevo sentito parlare da molti, che per la presenza di opere d’arte famose. Il mercoledì dalle 18 fino alla chiusura l’ingresso al palazzo principale è gratuito, quindi mi sono detta: perché no? (in realtà volevo approfittarne anche per andare a caccia di una giacca, ma non ho concluso niente purtoppo 😦 )
Credo di non essermi mai allontanata così tanto dalla città: il museo è a Klosterneuburg, sul Donau, e per arrivarci bisogna prendere la metro fino a Heiligenstadt e da lì ancora un autobus per 10 minuti. Ho visto un altro pezzo di periferia, così poco frequentato da avere già alle 20.45 i semafori lampeggianti, e mentre scendeva il buio per un attimo ho avuto paura, ad essere in giro da sola e dover contare solo sui mezzi pubblici. Così la visita me la sono fatta sempre con occhio all’orologio; in realtà nonostante la grandezza dell’edificio l’installazione è molto moderna, per cui una stanza non contiene quasi mai più Essl Museum - Sammlung ChinaEssl Museum - Sammlung Chinadi 10 opere. Delle mostre stabili mi è piaciuta molto la Sammlung China, con opere recentissime spesso ispirate alla nuova pop-art (mi pare che alla fine Essl sia un po’ come Palazzo Grassi a Venezia, hanno ospitato anche le stesse opere); nella Sammlung USA c’è anche qualcosa di Frank Stella.
Essl Museum - Overlapping voicesEssl Museum - Overlapping voicesMa alla fine i pezzi forti sono dati dalle mostre temporanee, che si alternano senza sosta per tutto l’anno (anche 10 per annata). Fino al 26 ottobre quasi un piano intero è occupato da Overlapping Voices, mostra che dà spazio ad artisti palestinesi e israeliani dei nostri giorni. Sono quasi tutti trentenni o comunque giovani e usano l’arte, Essl Museum - Overlapping voicesEssl Museum - Overlapping voicesintesa anche come fotografia e videoart, spesso per raccontare storie di persone o comunque con fini sociali. Anche per questo all’inizio della mostra c’è un ottimo Info lounge con carte e libri sul conflitto arabo-israeliano. E poi c’è il tema della patria e della ricerca di sé stessi, che un artista ha focalizzato con una serie di fotografie di ebrei che dopo un viaggio in India hanno deciso di vivere in comunità neo-hippy, un mix davvero strano.
Essl Museum - Between what was and what might beEssl Museum - Between what was and what might beL’altra mostra è appena stata inaugurata e propone opere di una coppia di artisti che usano pittura e video per gli stessi temi di inquietudine sospesa tra la realtà e il sogno. Protagonisti sono quasi sempre giovani e i riferimenti all’arte classica sono così evidenti che a volte un po’ stufano, ma le didascalie sono evocative e riparano al peggio.
Interessante per vedere qualcosa di diverso, complementare al MUMOK avendo opere davvero recenti, ma se valga la pena di vederlo dipende molto dalle mostre in corso. Purtroppo l’altro edificio, la Schömer Haus, non ha sconti il mercoledì. Lo metto nella lista delle cose da vedere, magari assieme all’abbazia gotica di Klosteneuburg, che ho solo intravisto ma che sembra un capolavoro gotico di prima grandezza 😀

Essl MuseumESSL MUSEUM – KUNST DER GEGENWART
An der Donau-Au 1
3400 Klosterneuburg / Wien
Tel: +43 (0)2243/370 50 DW 150
Fax: +43 (0)2243/370 50 DW 22
Email: anmeldung@essl.museum
Orari: Lun chiuso, Mar-Dom 10.00-18.00, Mer 10.00-21.00
Prezzi: € 7,00, ridotto € 5,00 (anziani, da 15 persone), studenti € 3,50 o 1 € (Ven), Mercoledì dalle 18.00 entrata libera, gratis fino ai 7 anni

Westlicht – World Press Photo 2008

settembre 16, 2008

Di nuovo in ritardo con gli aggiornamenti. Un po’ per il lavoro, un po’ per la stanchezza e la depressione per questo tempo infame (solo per dire, venerdì avevamo 25 gradi e sole che spaccava, sabato ancora sole ma con vento gelido e 12-13 gradi, e adesso siamo definitivamente a 12 gradi stabili con tanto di pioggia :(). In compenso mangio troppa cioccolata e i risultati si vedono.

Ma veniamo al sodo: saltata Bratislava, ho deciso di conoscere meglio Mariahilferstraße e le sue strade laterali, e i risultati sono stati molto soddisfacenti, soprattutto in Neubaugasse, la “via degli esperti” con negozi specializzati in prodotti particolari. Ma non ho ancora terminato l’esplorazione quindi rimando a un prossimo post.
Una parallela di Mariahilfer è Westbahnstraße, il cui grigiore è rischiarato dal tempio cittadino della fotografia, WESTLICHT, e dai negozi specializzati nelle vicinanze, soprattutto il monomarca della Leica che farebbe morire felice qualunque fotografo. Io (in un altro negozio, però) ho già puntato una custodia in simil-scamosciato della Tamrac che mi può servire da porta iPod. Fino al 28 settembre si può visitare la mostra del World Press Photo 2008, che raccoglie le immagini più belle e significative scattate da fotoreporter di tutto il mondo nel 2007 e per questo premiate dall’associazione. Westlicht - World Press Photo 2008Westlicht - World Press Photo 2008In realtà come sempre sono gli USA ad avere il contingente maggiore, ma accanto alle super-agenzie come Magnum e VII ci sono anche i freelance che lavorano per le grandi testate, e hanno documentato nella maggior parte dei casi eventi drammatici come il caos post elezioni in Kenya e l’assassinio di Benazir Bhutto. Anche le immagini a tema naturalistico (National Geographic la fa da padrone) trasmettono quasi tutte violenza, dalla testa di narvalo decapitato al gigantesco gorilla di montagna ucciso dai bracconieri.
L’Italia ha vinto con quattro fotografi: uno è il grande Francesco Zizola, qui alle prese con una serie sulla violenza quotidiana in Colombia, un’altra ha vinto con una foto di una ragazza ricoverata in un istituto per bulimici e anoressici, ma sinceramente se non lavorasse per la Contrasto non credo che mai sarebbe stata considerata.
Su di un pannello si poteva leggere la presentazione del presidente del concorso, che segnalava soddisfatto come alcuni giovani avessero surclassato mostri sacri della professione ma criticava il fatto che molte foto inviate assomigliassero alle vincitrici degli anni precedenti, come se il fotogiornalista pensasse a vincere il premio invece che a fare il proprio lavoro. A me, una mostra del genere ha ricordato che la foto “bella” non deve essere per forza perfettamente a fuoco, ben composta, con le luci ok ecc. Non per niente la forza della foto dell’anno (il soldato americano in Iraq che si riposa) sta tutta nel colpo d’occhio dell’autore nel catturare il momento giusto. E non è tutto: molte foto nella categoria “serie” da sole sarebbero bruttine, ma insieme creano una storia. Peccato che controllando sul sito ufficiale si scopra che in realtà nella mostra c’è solo una parte delle foto vincitrici.
Westlicht - World Press Photo 2008E’ stabile invece la collezione di macchine fotografiche di Westlicht, alcune pezzi rarissimi a quanto pare. Si parte dai marchingegni in legno di Daguerre e si arriva a una luccicante compatta giapponese del 1990. Spettacolari le Hasselblad modificate dalla NASA e utilizzate nei viaggi nello spazio e sulla Luna (una venne persa e probabilmente gira ancora lassù) e le microscopiche macchinette del KGB nascoste nei pacchetti di sigarette o così piccole da essere facilmente mimetizzate. Manco a dirlo, la tecnologia tornò poi molto utile per uso civile…
Westlicht - World Press Photo 2008 "modified" wallpaperForse ci tornerò per prendermi il Plakat, costa solo 5 euro ed è disponibile nella versione con Putin (nella foto qualcuno l’ha modificata…), col soldato Usa o col gorilla (prenderei quest’ultima). Il catalogo costa 35 euro, 23 se si prende quello già aperto per esposizione. Però la qualità di stampa è ottima.
 
Westlicht - World Press Photo 2008WESTLICHT – Schauplatz für Fotografie
Westbahnstraße 40, 1070 Wien (U3 Zieglergasse)
E-Mail: info@westlicht.com
Biglietti: € 6,50, € 4,00 per studenti fino a 27 anni
Orari (fino a 28.09.2008): Lun-Dom 9.00-19.00,
Gio 9.00-21.00

Museen am Sonntag – Hermesvilla

agosto 25, 2008

Se c’è una cosa che mi sta dando questo soggiorno a Vienna è sicuramente la capacità di cambiare in fretta i programmi per la giornata. Questo weekend, dopo gli stress al lavoro (che per la cronaca mi attendono al varco oggi), avevo deciso perfino di cucinare qualcosa da portare in ufficio, leggere, guardare un film… E invece quello che sembrava un tempo schifoso è diventato una giornata con vento sì a 20 km/h, ma perfetta per uscire con uno dei miei soliti itinerari.

Lainzer TiergartenLainzer TiergartenGrazie al sito della Wiener Linien è stato un giochino trovare i collegamenti per arrivare fino al Lainzer Tiergarten, l’ex residenza di caccia imperiale dove si trova la Hermesvilla, che essendo nel circuito Wien Museum la domenica è gratis. U4, S-Bahn 60, bus 60B; tre cambi puntuali e liscissimi nelle coincidenze, fino ad arrivare alla Lainzer Tor, l’entrata principale. In una casetta di legno sulla sinistra viene presentata in breve la fauna del parco, dai tritoni ai daini (impagliati 😦 ). Visto che non viene data la piantina è bene se si ha una fotocamera digitale fare una foto di quelle in bacheca, anche se agli incroci sono ben segnalati i percorsi. Lainzer TiergartenLainzer TiergartenIl parco viene chiamato “Tiergarten”, zoo, e a ragione: gli animali sono liberi ma scorrazzano dentro zone delimitate, che i visitatori possono attraversare con dei cancelli da richiudere subito. E alle 14 vengono nutriti, dando anche una buona occasione per vederli da vicino. Ovviamente sarebbe vietato dar da mangiare per il rischio di essere morsi, ma chi tiene fermi dei bambini che vedono un daino avvicinarsi con quegli occhioni? 🙂

Lainzer Tiergarten - HermesvillaLainzer Tiergarten - HermesvillaLa Hermesvilla venne costruita negli anni ’80 del 1800 e voleva essere un regalo di Franz Joseph alla moglie Elisabeth (Sissi) nella speranza di tenerla di più a Vienna (e salvare il matrimonio, aggiunge maligna Lonely Planet). Ma non sortì l’effetto sperato e Sissi ci abitò solo in pochissime occasioni, dopo averla comunque battezzata con il nome di Hermes, il dio greco protettore dei viaggiatori. Questo nel 1886; quando venne assassinata la casa passò alla figlia Valerie, ma dopo il secondo dopoguerra la casa era in tale stato di abbandono che rischiò la demolizione. Lainzer Tiergarten - HermesvillaLainzer Tiergarten - HermesvillaFu allora che un’associazione di “Amici della Hermesvilla” riuscì a salvarla, rimetterla in sesto e valorizzarla con importanti mostre di carattere storico e sociale di cui al primo piano si possono vedere ancora i manifesti. E oggi, inserita nell’istituzione Wien Museum, è tornata all’antico splendore.
Lainzer Tiergarten - HermesvillaLainzer Tiergarten - HermesvillaDoveva essere proprio un matrimonio in crisi se rifiutò un simile regalo: ok Schönbrunn, ma questa è di una delicatezza unica, con le porte d’entrata e gli archi tutti merlettati, una via di mezzo tra Jugendstil e Liberty che creano dei bellissimi giochi di luci e ombre. La struttura è un po’ quella di un fortino, con le mura perimetrali e una fontana al centro, davanti alla villa. Lainzer Tiergarten - HermesvillaLainzer Tiergarten - HermesvillaAll’interno al primo piano è stato ricostruito l’ambiente originario, pur con molti meno mobili: il legno intarsiato la fa da padrone (bellissimi lo scalone che unisce al piano terra e i soffitti a cassettoni), così come le “sale tematiche”, da quella con affreschi che ricordano Pompei alla stessa camera da letto dell’imperatrice, decorata a tema “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, la sua opera teatrale preferita. Decisamente in contrasto con la stanza del consorte, che aveva un unico armadio per tutte le uniformi e dormiva su di un letto di ferro. 
Lainzer Tiergarten - HermesvillaNella Dauerausstellung è compreso anche “Chic”, un breve viaggio nell’evoluzione della moda femminile da fine ‘800 a oggi. Allestimento moderno con tanto di rumori d’epoca, ma non so, vestiti e accessori non mi sembravano così rappresentativi. Ma me ne intendo troppo poco per criticare.
Al piano terra invece si tengono le mostre temporanee, fino al 26 ottobre ce n’è una sulle “memorie di una Vienna distrutta”, frammenti di edifici che vennero demoliti durante l’espansione della città. Avrebbe potuto esserci anche un pezzetto di Hermesvilla…

Lainzer TiergartenLainzer TiergartenResistendo alla tentazione di una Punschtorte mi sono incamminata in direzione Wiener Blick, un punto panoramico in cima a una collina. Una scarpinata, ma ammazza che “Blick”! La Kirche am Steinhof di Wagner che brillava al sole, il Fernwärme (possibile?) che le rispondeva dall’altra parte della città. E torri, tetti, grattacieli, tutta Vienna in un solo sguardo. Con una mappa e un buon binocolo si potrebbe restare lì per ore. Poco distante una stele ricorda il punto da cui nel 2002 l’imperatore giapponese Akihito e consorte, in viaggio diplomatico, ammirarono Vienna. 
Lainzer TiergartenLainzer TiergartenDal Wiener Blick è possibile partire verso l’interno del parco o proseguire verso nord per uscire alla Nikolai Tor. Era già tardi e ho preferito la seconda opzione. L’altra cosa affascinante del Tiergarten è che avere incontri ravvicinati con gli animali non solo è possibile, ma è quasi naturale. Così Lainzer TiergartenLainzer Tiergartenquando si sente un rumore di foglie, quasi sicuramente sta avvicinandosene uno. Facendo attenzione sono riuscita a vedere due daini femmine e ben cinque cinghiali (tra cui una famiglia con cucciolo), peccato che la macchina attualmente sia un disastro per questo tipo di foto. Per chi avesse paura/sfortuna gli animali si possono guardare in tutta sicurezza anche nei modi che ho già detto.
Lainzer Tiergarten - NikolaikapelleMassima delusione per la Nikolaikapelle, anonima e forse nemmeno aperta al pubblico (io sono arrivata troppo tardi per saperlo), mentre è stato favoloso scoprire di essere solo a 5 minuti da Hütteldorf, capolinea della “mia” U4. Ed entro 15-20 minuti (attesa compresa) ero a casa, dopo un viaggio in compagnia di tifosi un po’ alticci ma per fortuna tranquilli.
Ah, quanto ho speso per tutta questa meraviglia? Null comma null. E avenrla così vicina mi fa venire ancora più voglia di tornarci. Insomma, mi aspettano ancora la Punschtorte e la torre panoramica da 508 metri, eh! (voglio proprio vedere se è così alta…) 

Ferragosto tra temporale e delizie locali

agosto 16, 2008

A Ferragosto c’è chi scappa al mare, e chi se ne va all’estero a caccia di cultuVa, a costo di beccarsi la pioggia. Certo che un tempaccio del genere fa venir voglia di girare, oltre che con un bel maglione, con un amuleto anti-sfiga. Ma andiamo con ordine.

Stephansdom - 15. AugustGià programmata prima di partire, non poteva mancare alla collezione familiare la messa in duomo, tra l’altro in un’occasione solenne come quella dell’assunzione. Mi sono aggregata per curiosità e perché alla Krönungsmesse di Mozart non si dice di no, visto che nel lontano 2004 l’ho pure cantata. Orchestra e coro dello Stephansdom, la prima perfetta, il secondo così così nelle voci acute e nei solisti, ma come ha detto il papo “per Ferragosto è già Stephansdom - 15. Augusttroppo”. Direttore di neanche trent’anni che siamo andati personalmente a ringraziare a fine messa. Interessante anche ascoltare una messa d’autore inserita nel contesto originale della celebrazione; siamo rimasti un’ora e mezza in chiesa ma la musica era così bella da non accorgersene, e anzi ascoltare invece di ripetere a pappagallo i “credo”, “kyrie” e “agnus dei” vari mi sembra un modo molto più sensato per invitare alla meditazione… E infatti si poteva notare tanta gente dall’aria assorta nella preghiera, ben diverso dai cortili starnazzanti che si creano nelle chiese italiane.

Oberlaa KurkonditoreiAbbiamo portato con noi la tradizione del “dolce del giorno di festa” finendo (chissà perché :P) da Oberlaa, dove abbiamo potuto provare meraviglie come la Himbeer-Royal, la Mozart e la Sacher Torte. Mezza delusione per la Kurbad Torte (noci); ha un gusto delicato, ma non poteva competere con le altre, soprattutto con la morbidissima Mozart Torte *___*

Leopold MuseumTerza tappa della mattina al Leopold Museum, l’ultimo grande museo di Vienna che mi mancava. Erano 4 anni che sognavo di andarci, e finalmente posso dire di aver visto meraviglie come Tod und Leben di Klimt o Tote Mutter di Schiele, per non parlare dei tanti bozzetti di Kolo Moser per i gioielli e la rivista del movimento Jugendstil, o dei progetti di Otto Wagner (bella l’idea di proiettare un video di una decina di minuti con tutti gli edifici realizzati da lui in giro per la città). In tutto sono 5 piani da visitare, di cui due interrati, una bella scarpinata di almeno due ore e mezza e con assoluto divieto di foto (a parte che dalle finestre, basta essere discreti). All’ultimo piano abbiamo avuto la bella sorpresa di un custode-storico dell’arte che parlava perfettamente italiano e ci ha offerto una spiegazione affascinante di alcuni quadri di Klimt. 
Leopold MuseumMa il bello del Leopold sta anche nelle mostre temporanee, di solito nei piani interrati: fino al 7 settembre 2008 al -2 viene presentata l’arte contemporanea delle isole FäröerLeopold Museummolto caratterizzata dal tema della natura; poco conosciuta ma in certi casi sorprendente. Sempre fino al 7 settembre c’è anche una raccolta di fotografie in bianco e nero che celebra il direttore d’orchestra H. von Karajan, a 100 anni dalla nascita; volendo ci si può anche sedere e ascoltare delle sue esecuzioni con i Berliner Philharmoniker.

Rathausplatz - lunchCibo? Rathausplatz, ovvio! Insomma, eravamo vicini e avevamo fame, e poi io non avevo ancora provato il posto dove servono il cibo in scodelle di pasta sfoglia (nella foto, Käsespätzle mit Rostzwiebeln, niente male :))Rathausplatz - lunch. Ma il tempo (non ci credo, non può essere un caso) aveva nel frattempo definitivamente scelto l’opzione “pioggia in modalità diluvio universale+vento siberiano”. Rathausplatz - FloodAbbiamo potuto solo salire sulle sedie e stringerci ai pali degli ombrelli urlando  come deficienti ad ogni raffica di vento, increduli che potesse cadere in così poco tempo tutta quell’acqua. Eppure c’era anche chi continuava a mangiare in tutta tranquillità, a metà tra aplomb britannico e vichinga stoicità. E alla fine ce l’abbiamo fatta anche noi a riempirci la pancia, ma prima di proseguire è stato necessario un passaggio in hotel perché scarpe e magliette bagnate non sono il massimo per camminare.

_MG_1725E. Fuchs - BrunnenhausNon poteva mancare nel programma l'”itinerario alternativo”, che in questo caso ci ha portati a 2 km dal capolinea di Hütteldorf, quasi al campeggio di Wien West, per ammirare (in effetti…) due case di Otto Wagner, una delle quali adibita dall’artista Ernst Fuchs a museo privato, e la “casa della fontana” costruita dallo stesso Fuchs. L’accesso al museo dovrebbe permettere anche una passeggiata nel parco circostante la villa. In una giornata di sole dev’essere un luogo magico, sembra di stare sulle nostre montagne.

7 Stern - again7 Stern - againCena? 7 Stern, again :D! Quando sono arrivati i piatti la tavola sembrava imbandita a festa, visto che le dosi  sono sempre abbondanti, e c’era di tutto, dalla zuppa al pane e birra (strana ma appetitosa) alla Schnitzel per i poco fantasiosi ai wurstel “Nürnberger” con senape extrastrong. La Märzen fantastica come sempre, mentre la dunkles resta nella media di una buona birra tedesca. Ho potuto osservare meglio il locale e l’impressione resta ottima, anche per i prezzi (20 cl di birra artigianale a 1,90 €!). E dai ritagli di giornale all’ingresso ho scoperto che nel 2000 è stata perfino premiata “migliore birreria austriaca”, citata da quotidiani nazionali inglesi e finlandesi.

Sarò anche un po’ rognosa e impaziente quando si tratta di pianificare l’itinerario, ma dite la verità: vi ho mai deluso? 😛

Kunsthistorisches Museum+Rathausfilmfest

agosto 1, 2008

Kunsthistorisches MuseumNel 2004, l’ultima gita del mio triste periodo alle superiori, avevo visitato il Naturhistorisches Museum, che mi aveva lasciata stufa ma soddisfatta, con tutti quei dinosauri e animali impagliati (oddio, quello un po’ meno). La Lonely Planet (che trovo sempre più piena di Kunsthistorisches Museumerrori) dice che è impossibile visitare il Kunsthistorisches in un solo giorno; saremo degli stakanovisti dei musei, ma ce l’abbiamo fatta in un paio d’ore, sfruttando il fatto che il giovedì molti musei sono aperti fino alle 21. La struttura del palazzo è identica al Naturhistorisches: due piani più uno sotto la cupola, collegati da una scala di marmo con una statua di Canova sul mezzanino. All’entrata è necessario lasciare gli zaini nel guardaroba, con una mancia di almeno 50 cent.
Kunsthistorisches MuseumIl percorso attraverso le sale è sempre caotico, con l’aggravante che vedere prima i barbari, poi i romani e poi i greci non è il massimo per avere un minimo di filo storico. Alcuni pezzi erano ancora a Palazzo Grassi (Venezia) per la mostra “Roma e i barbari” appena conclusa. Il primo piano è forse il più interessante, con sculture in marmo e bronzo, vasi greci a figure rosse e nere, e soprattutto gioielli e accessori in oro Kunsthistorisches Museume pietre preziose, che lasciano di sasso per la loro elaborazione (se pensiamo alle possibilità tecnologiche di oggi e al minimalismo del nostro design…). Specialmente i “pezzi” dalla Romania Kunsthistorisches Museumfanno pensare a quanto poco sappiamo della storia di quel Paese, che nel primo medioevo realizzava cose del genere. Le sale egizie non hanno niente Kunsthistorisches Museumche non ci sia ad es. a Torino, anche se le mummie di coccodrillo e ibis non avevo ancora avuto l’occasione di vederle. E c’è perfino un’intera tomba, che in origine si trovava ai piedi delle piramidi di Giza.
Il secondo piano ha una collezione sterminata di dipinti fiamminghi, tra cui uno molto bello di Vermeer, qualcosa di Rembrandt e Rubens il vecchio. Kunsthistorisches MuseumSarà che siamo abituati alla scuola italiana, ma non riuscirò mai a farmi piacere questa pittura che abbozza appena i volti scatenandosi nei particolari dell’abbigliamento, con l’effetto che non sembra nemmeno dipinto dalla stessa persona. Belli però Kunsthistorisches Museumi quadri che studiano luci e ombre in condizioni particolari. Ma poi, a costo di fare la nazionalista, i pezzi forti sono quattro tele di Kunsthistorisches MuseumArcimboldo (Acqua, Fuoco, Estate, Inverno), qualche Canaletto e qualche Tiepolo, un Caravaggio, e la Madonna del prato di Raffaello. Anche Velazquez non è male, ma nel museo ci sono soprattutto ritratti di nobili.
L’ultimo piano l’abbiamo visto proprio di fretta, ci sono dei cartoni Kunsthistorisches Museumpreparatori per degli affreschi, una mostra temporanea sull’arte greca contemporenea, una collezione di monete e perfino una di salvadanai (Sparkassen). Vale la pena farci un salto per ammirare il ristorante al primo piano, con i tavolini a lume di candela.

Rathaus Filmfest_ciboCena al Rathaus, dove mi sono dovuta arrendere all’evidenza: tra vegetariani e cucina viennese non c’è molto feeling. Per fortuna lo stand del ristorante iraniano “Apadana” (c’è anche in zona Naschmarkt) almeno qualcosa lo offriva. Rathaus Film festNiente male anche l’Operngala, la registrazione di un concerto del 2007 a Baden-Baden (D) con niente meno che Anna Netrebko, Elina Garanca, Ramon Vargas e Ludovic Tézier. Bel programma, concluso alla grande dal classico “Libiam” della Traviata. È sempre una soddisfazione sentire l’opera italiana valorizzata in tutto il mondo, ma è così triste che non ci siano mai cantanti italiani… Almeno il direttore era genovese 🙂

Haus der Musik

luglio 30, 2008

Uff, sono davvero in ritardo ma mi sembra di non avere mai tempo per scrivere.

Haus der Musik Haus der Musik Haus der Musik Haus der Musik
Una pseudo-cantante e un ingegnere specializzando in informatica musicale non potevano mancare l’appuntamento con la HDM (a metà strada tra lo Stephansdom e la Staatsoper), un museo dall’impostazione decisamente moderna sulla musica e il suono in generale. Il nome “Casa della musica” è altisonante ma alla fine dà l’idea di un luogo accogliente dove divertirsi; e infatti sono i bambini il target di riferimento, basta vedere i poster e i dépliant sparsi in tutti i punti informazione della città.
Ingresso fino alle 22, con la possibilità di ottenere un combi-ticket per la Mozarthaus. Avrei dovuto immaginarlo, ma se Haus der Musikchiude così tardi c’è un motivo ben preciso: per vederlo tutto non basterebbe un pomeriggio. E non tanto per le dimensioni quanto per fruire almeno qualcosa del mare di informazioni che vengono offerte: come si propaga il suono, come si è evoluto l’orecchio, come funziona il processo di riconoscimento vocale, come vengono prodotte le vocali e le consonantiHaus der Musik, cosa si sente nel corpo della madre prima di nascere… E ovviamente, una sala per ogni musicista che ha lavorato e vissuto a Vienna, da Haydn a Mozart a Beethoven, Schubert, Mahler, con riproduzioni degli strumenti che utilizzarono e di lettere e partiture (per Mozart la prima composizione, a 8 anni, e l’ultima, a 36, per Beethoven un testamento quasi in forma di poesia). Nel caso di Mozart c’è perfino una statua stile Madame Tussaud’s intenta a scrivere musica.

Quello che da noi sarebbe una rassegna seriosa di teche con spiegazioni chilometriche qui diventa quasi arte grazie alla cura per il design di ogni sala; ma soprattutto, la creatività unita alla tecnologia crea un modo parallelo di apprendere le cose giocando. Così si può infilare la testa in un buco e sentire i gabbiani e i veneziani del Canal Grande di Venezia, Haus der Musikmisurare la propria soglia dell’udito (ahiahi Mp5!), capire grazie a dei cornetti acustici a che livello di sordità era Beethoven quando compose le sue opere più celebri. E per chi ha voglia di esagerare con qualche tocco può crearsi il proprio brano e masterizzarlo su Haus der MusikCD. E tutto questo perfino nel museo dei Wiener Philharmoniker, dove tra gli occhiali da lettura di Brahms e i dischi di platino vinti dall’orchestra si può comporre un valzer tirando dei dadi. Gli stessi Wiener si sono prestati (divertendosi un sacco senza dubbio) al gioco del direttore d’orchestra, che permette ai visitatori di dirigere con una bacchetta a infrarossi una delle migliori orchestre del mondo. Sembra facile, a guardare gli altri…

Vienna_cibo Alla ricerca disperata di un posto dove mangiare, siamo finiti dal classico kebabbaro, che però è stato così gentile da rifilarci dei falafel vegetariani con Vienna_cibopeperoncino e tanta cipolla, che incredibilmente non ci ha perseguitati per tutto il giorno dopo. E sempre in tema culinario, finalmente ho assaggiato un dado di Sacher Torte della catena di pasticcerie Aida; sarà che nel 2004 ne avevo mangiato una vera fetta, con tanto di Schlagober (indispensabile), fatto sta che era troppo dolce. Anche se ci ha dato la forza per il giro alla HDM, senza saremmo finiti male.
 

Haus der MusikInfo varie HAUS DER MUSIK:
Seilerstätte 30, A-1010 Wien
Tel. ++43-1-516 48 | info@hdm.at
Orari: tutti i giorni 10:00 – 22:00
Prezzi: intero 10,00 €, ridotto 8,50 € (studenti fino ai 27 anni, over 65, disabili), bambini fino ai 12 anni 5,50 €, gratis fino ai 3 anni

Museen am So.-Uhrenmuseum + Rathausfilmfest

luglio 29, 2008

Finalmente un attimo per scrivere… Da quando il signor Mp5 è arrivato, domenica sera, sto facendomi un tour del force turistico (e anche delle belle mangiate, finalmente)

Uhrenmuseum Uhrenmuseum Uhrenmuseum Uhrenmuseum Uhrenmuseum Uhrenmuseum
Il jolly del museo gratis la domenica ce lo siamo giocati all’Uhrenmuseum, facendo una fatica terribile a trovarlo (per chi volesse: arrivate a Judenplatz, quella del monumento agli ebrei internati, e da davanti al monumento guardate a sinistra, c’è una stradina che vi porta dritti al museo). Ci è rimasta solo mezz’ora scarsa per vedere i tre piani e gli almeno 1000 orologi prima della chiusura. Penso che ci ritornerò, almeno per sentire il concerto che dev’esserci allo scoccare dell’ora (non tutti funzionano ma la maggior parte di quelli grandi sì). Per farvi un’idea penso che bastino le foto, ce n’è per tutti i gusti e le epoche (dal 1200 al 2007).

Uhrenmuseum Info varie:
A-1010 Vienna, Schulhof 2
Tel.: +43-1-533 22 65
E-mail: rupert.kerschbaum@wienmuseum.at
Orari: Mar-Dom 10.00-18.00, chiuso l’1/01, 1/05, 25/12
Prezzi: intero 4 €, ridotto 2 € (studenti fino ai 27 anni, militari, disabili ecc), scolaresche 1 €

Rathaus FilmfestSerata al Rathaus per uno dei pochi concerti integrali di Louis Armstrong e band, filmato nel 1964. Ma più che Armstrong (che aveva 64 anni all’epoca) hanno fatto spettacolo i musicisti e la cantante attorno a lui.
Finalmente ho deciso anche di provare le delizie di uno dei tanti stand che affollano la piazza. Con quel profumo di curry che c’era non ho potuto resistere alla cucina tandoori: Rathaus Filmfestil risultato è stato un piatto di riso basmati con yoghurt e ceci in salsa al curry e pomodoro (?), mentre il mio carnivoro amico ha optato per il pollo marinato arrosto, sempre con il riso. Ad annaffiare il tutto, mezzo litro di Ottakringer (a 3.50 €, furto!), per una spesa totale sui 18 €.Rathaus FilmfestMolto saporito anche se per digerire mi è servita un’intera giornata.
Ottima l’idea degli organizzatori del festival: per non sprecare piatti e bicchieri di plastica (ed evitare l’effetto orda barbarica dopo ogni sera) sono stati imposti a tutti gli stand gli stessi piatti (di ceramica) e bicchieri (di vetro), che vengono poi raccolti man mano dagli addetti. Geniale, no? 🙂